Alla scoperta di Monaco di Baviera

G. Alfano 2007: mio marito – tedesco “dentro” – riceve un’interessante proposta di lavoro da una grossa azienda con sede a Monaco di Baviera proprio in un momento di grande irrequietezza da parte di tutti e due nei confronti dell’Italia. 2007: mio marito – tedesco...

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G. Alfano

2007: mio marito – tedesco “dentro” – riceve un’interessante proposta di lavoro da una grossa azienda con sede a Monaco di Baviera proprio in un momento di grande irrequietezza da parte di tutti e due nei confronti dell’Italia.
2007: mio marito – tedesco “dentro” – riceve un’interessante proposta di lavoro da una grossa azienda con sede a Monaco di Baviera proprio in un momento di grande irrequietezza da parte di tutti e due nei confronti dell’Italia.

Io – all’epoca dipendente di E&P in maternità dopo la nascita dei miei 2 gemelli – mi dico che si può provare. In fondo con due bambini di pochi mesi si può vivere ovunque. Era già mia intenzione restare a casa un po’ più a lungo, dunque… why not?

Conclusione: la città mi (ci) piace subito con la sua dimensione umana e al tempo stesso la grande offerta culturale. Io in particolare mi sento subito libera, padrona della mia vita. Riesco tranquillamente a spostarmi con i soli mezzi pubblici anche con il mio passeggino doppio. Vendiamo la nostra auto e ci compriamo un carrellino rimorchio per i bambini da attaccare alla bici! Qui gli spazi verdi sono immensi, il fiume (balneabile!) una presenza e le Alpi dietro l’angolo.

Ci metto poco a fare mio il detto norvegese “non esiste il cattivo tempo, esiste solo l’abbigliamento sbagliato”. Mi godo la città ed il suo verde, vivo all’aria aperta e mi decido ad imparare la lingua (ARGH!). Una cosa ho capito: le lingue si imparano solo sul posto e per necessità (pediatra, dentista, uffici vari…). Allo scopo nego di conoscere l’inglese.

Marien Platz

2009: I miei bambini sono ormai grandicelli e hanno un posto all’asilo nido. Arriva anche per me il momento di tornare al lavoro. Con un percorso non troppo lineare e scontato entro in Agip Deutschland (oggi Eni Deutschland), la consociata tedesca di R&M. E così dopo 5 anni di upstream a San Donato Milanese e diverse brevi esperienze di lavoro in Africa passo al downstream in una società con sede in un paese più che sviluppato che conta circa 160 dipendenti in tutto. Tutto nuovo insomma.

Innegabile un po’ di sana diffidenza iniziale da parte dei colleghi tedeschi verso questa italiana NON espatriata che dice di volere restare, ma – a parte questo – anche quella lavorativa si è rivelata un’esperienza molto interessante. Oggi ho una nuova posizione ed un part time di 30 ore che meglio si adattano alla mia situazione personale.

Bilancio complessivo a 4 anni: cibo a parte (!), assolutamente positivo!

La Germania è un paese davvero interessante da tanti punti di vista. In generale mi sembra che gli italiani la conoscano poco e la giudichino spesso con un mix di diffidenza (anche per comprensibili motivi storici) e timore reverenziale. Anche la lingua – per me oggi bellissima nella sua sintetica precisione – rappresenta naturalmente una grossa barriera.

Se mi confronto con i miei coetanei, ed in particolare con i miei ex-compagni di scuola o di università ad esempio, molti dei quali pure hanno lasciato Napoli – mia città d’origine – penso di avere qui in Germania per me e la mia famiglia più scelta, più possibilità, più tempo per me e per i miei figli ed una qualità della vita molto alta.

Qui la coscienza ecologica è profonda e diffusa. La sicurezza semplicemente non è un tema. Vado a fare jogging nel bosco e senza incontrare una sola auto per chilometri e chilometri pur abitando in centro. I miei bambini lo scorso inverno hanno fatto la “settimana bianca” con l’asilo: dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 16 a sciare con gli amichetti sulle prealpi a 40 minuti da Monaco.

Avere uno stato sociale vero, un equilibrio tra lavoro e tempo libero, vedere dove vanno i soldi delle tue tasse, sapere che lo stato considera effettivamente bambini e giovani come un investimento per il proprio futuro… tutto questo è bello, democratico e rende la vita più semplice. Soprattutto a chi è lontano – nel mio caso per scelta, non lo nego – dalla propria famiglia e dalla propria città d’origine.

Qui ci sentiamo liberi.

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